La stampa 3D in medicina per interventi chirurgici più sicuri
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Stampa 3D in medicina - Medica - centro diagnostico - Cinisi

La stampa 3D in medicina per interventi chirurgici più sicuri

 

Il nostro centro adopera la stampa 3D in medicina, una tecnologia che permette di simulare l’intervento chirurgico su un prototipo artificiale del tratto anatomico, ancor prima di effettuarlo sul corpo del paziente in carne ed ossa. Vediamo in che cosa consiste e quali sono le applicazioni.

 
La stampante 3D è in grado di estrapolare dati e informazioni dalla TAC del paziente, convertire le immagini digitali in strutture tridimensionali e stampare modelli anatomici della parte interessata, utilizzando diversi tipi di supporti, anche organici. Può riprodurre organi, tessuti, ossa e cartilagini, ma anche protesi ed esoscheletri ad uso medicale.

Grazie ai progressi dell’ingeneria tissutale, i modelli più avanzati consentono addirittura il bioprinting, cioè la stampa di prototipi con materiali biologici e biocompatibili, simili o identici alla composizione chimico-fisica delle strutture anatomiche reali.

Sull’oggetto ottenuto, lo specialista può effettuare delle prove dell’intervento e discuterne con il paziente, facendo sì che il suo consenso sia davvero informato. La stampa 3D rappresenta pertanto una tecnologia d’avanguardia nell’ambito della cosiddetta medicina personalizzata o medicina di precisione, costruita su misura.

Oggi le stampanti 3D trovano applicazione in molti settori della chirurgia, soprattutto quella maxillo-facciale, cardiaca e ortopedica.

In ortopedia, ad esempio, la stampa 3D viene impiegata per realizzare guide di taglio personalizzate che si adattano all’osso del paziente e che indicano al chirurgo il punto esatto in cui effettuare l’incisione durante l’intervento.

È proprio nella chirurgia ortopedica che la tecnologia 3D in uso nel nostro centro ha dato un importante contributo scientifico.

Il 24 ottobre l’ortopedico Erasmo Pennolino della clinica Demma, specializzato nella chirurgia artroscopica del ginocchio, è intervenuto al Congresso Nazionale della Società Italiana di Artroscopia con una relazione sui vantaggi dell’utilizzo della TAC 3D e della stampa 3D medicale nella chirurgia di revisione del legamento crociato anteriore.

Nel suo studio, il Dr. Pennolino si è servito dei modelli 3D realizzati qui a Cinisi dagli specialisti del centro Medica.

La rottura del legamento crociato anteriore – spiega Pennolino – è uno dei danni più frequenti e gravi dell’articolazione del ginocchio, specie nel paziente sportivo. Molto spesso è causa di instabilità articolare, disturbo che limita l’autonomia del giovane paziente anche durante la vita sociale.
Il trattamento corretto è chirurgico, e consiste nella ricostruzione con tessuto proveniente dal tendine rotuleo o dal muscolo semitendinoso e gracile.

L’intervento, purtroppo, può fallire per varie cause, e il paziente può tornare ad accusare cedimenti articolari, segni tipici di una recidiva.

Le cause di fallimento si possono distinguere in 3 grandi gruppi: fallimenti traumatici, cioè un nuovo trauma; fallimenti atraumatici, cioè errori tecnici, e fallimenti biologici, cioè mancata trasformazione del trapianto in nuovo legamento.

I più frequenti sono i fallimenti provocati da un errore tecnico. Il paziente con recidiva di rottura del legamento crociato deve essere quindi sottoposto ad un intervento chirurgico di revisione del legamento crociato anteriore.

Trattasi di chirurgia complessa, da effettuarsi one step, ovvero in un solo momento chirurgico, oppure two step. La pianificazione del reintervento è, pertanto, un momento molto delicato e richiede l’esecuzione di un buon esame radiografico, di una buona risonanza magnetica ma soprattutto di una TAC 3D con stampa medicale tridimensionale.

Questo esame permette di stabilire la corretta posizione e dimensione dei tunnel ossei, l’eventuale presenza al loro interno di mezzi di sintesi o residui tendinei, la strategia preoperatoria più adatta al paziente e la riproduzione dell’intervento chirurgico sul prototipo, ancor prima di effettuarlo in sala operatoria.
Consente, insomma, di pianificare l’intervento nei minimi dettagli, riducendo al minimo i rischi per il paziente.

 

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